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Home : La Contrada : L'Oratorio della S.S. Trinità


L'Oratorio della S.S. Trinità

L'Altare con al centro l'immagine della Madonna del Buon Consiglio
L'Altare con al centro l'immagine della Madonna del Buon Consiglio
Sulla sinistra,- L’acqua si ribella a Barba vescovo ariano che tenta di variare la formula del battesimo - Il miracolo dei tre fanciulli ebrei, Abdenago, Misach e Sidrach, che avendo ricusato di adorare il re Nabucodonosor camminano incolumi sui carboni ardenti.
Diverse opere furono finanziate da alcune famiglie benestanti. Nella riunione del 10.4.1575 viene approvata la proposta che tutti coloro che sono disposti a contribuire al completamento dell’Oratorio possono far dipingere in esso i propri stemmi. Si possono notare sopra le due finestre ai lati dell’altare quelli di Virgilio Maccabruni e Armenio Vannicini; nel 1696 altri stemmi di alcuni componenti della famiglia Piccolomini furono dipinti in scudi situati nelle opere che ornano il soffitto e le pareti. I tendaggi invece furono offerti dalle famiglie Bichi-Ruspoli come si può vedere dagli stemmi che vi sono riprodotti

Nell’arco che divide le due campate della chiesa si possono ammirare racchiusi da cornici, degli angioletti, e nella sommità due putti per lato a rilievo portano una cornice contenente la colomba dello Spirito Santo. Larghi costoloni convergono nel centro delle due volte. Nella prima volta quattro putti alati sorreggono una cornice con un angioletto con tre croci, mentre nella seconda volta è rappresentato un angelo recante le tre corone del martirio. La chiesa è arredata da eleganti panche in legno che fiancheggiano le pareti laterali e la parete di ingresso e terminano sopra le spalliere con un pregevole ornamento di tralci fioriti in legno. All'interno dei tralci, trovano collocazione degli ovali con cornici a stucco anch'essi dipinti dal Nasini nel 1696 che rappresentano storie di santi e beati della famiglia Piccolomini.
Entrando sul lato destro:
1. Un eremita Camaldolese che vede dagli angeli portare in cielo l'anima di Papa Pio II;
2. Il beato Giovacchino Piccolomini che in morte è assistito dalla Vergine, da San Domenico e da Santa Caterina;
3. Il beato Bindo Piccolomini che converte in serpente un pane che teneva in mano un frate goloso;
4. Il beato Ambrogio Piccolomini che andando ad Avignone fuga il demonio che si era finto un eremita;
5. Il beato Giovacchino Piccolomini che libera Bonuccio che annegava;
Sul lato sinistro:
6. Una santa monaca Piccolomini che nel monastero d'Ognisanti vede nel presepio la Beata Vergine Maria col bambino Gesù;
7. Il beato Mino Piccolomini che vede in alto il Nome di Gesù, come portava il suo maestro San Bernardino;
8. Il beato Alfonso Piccolomini eremita che, smarritosi in un bosco, gli è insegnata la via da due lupi;
9. Il beato Bartolomeo Piccolomini dei gesuiti penitente;
10. Il beato Giacomo Piccolomini eremita leccetano.

Sul lato sinistro dell’abside entro un armadio a muro è collocato un organo ad ala o in diagonale risalente alla fine del 1600, si tratta di una rarità in quanto è l’unico del genere oggi conservato in Toscana ed uno dei pochi esemplari superstiti in Italia. Caratteristica interessante è data dalla presenza di un flauto e di un cornetto a canne, di notevole valore artistico e perfettamente funzionante dopo il restauro del 1980 e successivamente inaugurato il 24 Aprile 1981. Di fronte ad esso una piccola porta ci introduce nella Cappella della Madonna, di forma circolare, terminante a cupola, di stile barocco ed aggiunta alla chiesa principale nella prima metà del secolo XVIII.
L’edificio è eretto sul modello a capanna costruito solo a mattoni, con un ingresso strutturato a tre campate, mentre la base, i capitelli ed il cornicione sono in travertino. Il pronao, piccolo portico che precede l’ingresso nella chiesa fu riaffrescato nel 1882 con una scenografia prospettica dal cav. Giorgio Bandini sopra un disegno del 1700 di ignoto autore. In esso si possono ammirare alcuni stemmi di nobili famiglie che contribuirono alle spese tra cui i Piccolomini, i Borghesi, i Turamini, i Santi, i Placidi.

Sopra la porta di ingresso al tempio è murata una lapide in marmo scritta in latino che ricorda la nuova consacrazione: “il 18 maggio 1794, l’arcivescovo di Siena, Alfonso Marsili, nel 16° anno di arcivescovado, con rito solenne, consacrò e dedicò al Dio uno e trino questo tempio, affinché ogni anno vi fosse celebrato il sacro anniversario nella seconda domenica di maggio,dopo aver raccolto offerte, i fratelli di religione e di pietà posero questo ricordo”. Sulla sinistra in terra, una seconda lapide riporta questa testimonianza: “In memoria del sacerdote Mino Paccinelli, uomo timorato di Dio e di massima probità, affezionato di tutto cuore a questa chiesa, qui sepolto in base al testamento, il 14 di aprile del 1603, Gerone, canonico superiore e Fedro con i suoi confratelli nella vita del Signore Dio, posero nell’anno domini 1618. Negli ultimi decenni il nostro oratorio è stato oggetto di molteplici opere di manutenzione, con l’obbiettivo di riportarlo agli originali splendori, ma anche di mantenere e tramandare ai posteri un bene così importante e rappresentativo della nostra contrada ed un patrimonio artistico di immenso valore per tutta la città di Siena.

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