Le monture per il corteo storico hanno visto la luce in occasione del Palio straordinario del 9.9.2000 e da allora è stato possibile ammirarle sul tufo della piazza, dove si evidenziano i dettagli e si possono cogliere al meglio tutti i particolari. Per lo studio dei bozzetti dei modelli era stato incaricato lo scultore Pier Luigi Olla, il quale ha tenuto come filo conduttore nella sua realizzazione il pittore Carlo Crivelli (Venezia 1430 - Ascoli 1494). A lui si sono affiancati altri artisti contemporanei ed il periodo scelto che va dal 1470 alla fine del secolo, fu un periodo particolarmente ricco per quanto riguarda l'abbigliamento, trame dei tessuti, ricami, gioielli ed armi. Per il tessuto operato in seta giallo ed oro, realizzato dalla ditta Rubelli di Venezia, il disegno è stato ricavato dalla pianeta di Papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini) conservata nel museo diocesano di Pienza, (1458-1464); il rosso è un semplice ed elegante velluto di cotone, mentre per il bianco si è utilizzata una pelliccia di agnello, in riferimento all'animale araldico.
Ricche stoffe, colori accesi e toni decisi, massima cura nella realizzazione, la visione della comparsa nel suo complesso esprime la forza e la vitalità che simboleggia l'ariete. Forte è anche la componente simbolica e religiosa che si esplica in riferimenti ed invocazioni Mariane, sia alla Madonna del Buon Consiglio, nostra patrona, sia alla Vergine Assunta protettrice di Siena. Negli armati è di rilevanza il richiamo a San Michele Arcangelo, la cui chiesa fu la più antica nel territorio del Montone. Particolari le iscrizioni in latino, comuni nel rinascimento, ricamate sugli abiti, ed incise sulle armi. I ricami posti nelle maniche esterne dei due alfieri riportano un sole con la scritta "Electa ut Sol" (Splendente come il sole) ed una luna con le stelle con la scritta "Pulchra ut Luna" (Bella come la luna), mentre nella manica del barbaresco è riportata una raggiera con la scritta "Paradisi Portae per Te Nobis Apertae Sunt" (Le porte del Paradiso ci vengono aperte grazie al Tuo intervento).
Nella spada del Duce sui due lati sono riportate le scritte "Quis ut Deus" (Chi come Dio) e "Hic Fulgeat Gloria Invicti" (Qui rifulga la gloria di Colui che è invincibile), sullo scudo la scritta "Defende Nos In Proelio" (Difendici nella battaglia). Per ultimo, nei finimenti della sella del cavallo da parata è apposta la frase "Quisquis Dei Gratia Vallis De Montone Contradae Vincat" (Chiunque per grazia di Dio rappresenti la contrada di Valdimontone vinca). L'elemento che ha manifestato maggiori difficoltà nella realizzazione è stato il duce; nel Duomo di Napoli si custodiva una lastra tombale di Ser Giovanni Caracciolo, con due grandi protomi sbalzati di teste di leone e dalla quale si poteva ricavare un modello per la riproduzione degli spallacci con due teste di ariete, ma di cui era stato impossibile ricevere semplici immagini per il divieto di scattare foto.
Io non mi persi d'animo e con tenacia, perseguitando le varie Soprintendenze, le biblioteche napoletane, e perfino la Curia Arcivescovile, in breve tempo riuscii ad ottenere quello che sembrava impossibile. Entrammo in possesso di varie immagini che riprendevano la lapide marmorea da tutte le angolazioni: con questo materiale è stato possibile poi modellare i calchi in gesso a sbalzo delle due teste d'ariete per la sua esecuzione. Sono state visionate le armature del museo Stibbert di Firenze, e per le spade la sala delle armi di Castel Coira presso Sluderno. Per quanto riguarda le cinture una preziosissima stoffa fornitaci da Rubelli, rossa con rifiniture in oro, desunte dalla Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli nel palazzo Medici-Riccardi a Firenze, del 1459, ha trasformato le stesse da semplici accessori a raffinate rifiniture. Da Carlo Crivelli vengono inoltre le fibbie ed i gioielli dalle forme semplici e plastiche con grosse pietre e perle a rilievo.
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