Mi é stato chiesto di scrivere un articolo sulla mia esperienza americana ed io prontamente ringrazio Cinzia che l'ha fatto. Volevo che lei scrivesse l'articolo stesso (io l'avrei firmato) ma mi ha guardato malissimo e mi sono dovuto mettere a lavoro nonostante continui a non sapere cosa farebbe piacere al lettore.
Scherzi a parte, vivere 13 mesi a Boston, per studio, mette alla prova chiunque. Per di piú per chi ha un rapporto contraddittorio con gli States e non prende per buono tutto ciò che viene dal paese a stelle e strisce.
Soprattutto balza agli occhi il cambiamento di umore del paese, molto piú chiuso dopo famosi attentati terroristici, e diciamolo, i rapporti non troppo idilliaci con gli europei. Gli USA sono ancora un tripudio di bandiere e sentimenti patriottistici che vengono usati per qualunque manovra politica ed anche di marketing (un successo commerciale sono stati la spillina e gli adesivi "I support our troups" -supporto le nostre truppe, venduti a milioni).
Una volta in un locale per attaccar briga mi sono sentito dire "guarda che in questo paese si fa la fila - non é la Francia": allora ho detto "non sono un maledetto francese" ed il tizio ha riso (perché l'ltalia politicamente si é mossa meglio sull'Iraq). Ancora una volta però noto che se indossi una giacca e parli con accento straniero pensano che tu sia francese e non italiano. Eppure Armani parla italiano: ma vaglielo a spiegare!
Tornato in Italia, sembra che lo sport nazionale sia lamentarsi, del turismo che manca o dell'economia: ma se dici ad un americano che sei toscano fanno tuti "ohhh.... beautiful" ed uno su due dice "muoio dalla voglia di vedere il tuo paese", oppure che c'é stato di recente o ci andrá a breve, nonostante i prezzi. Quanto al palio in televisione, che per alcuni apocalittici é stata la rovina della cittá... ho dovuto seguire le due carriere del 2005 in diretta telefonica con casa mia perché nonostante i satelliti, il via cavo ed internet non c'era niente da fare. E credo che sia una buona forma di pubblicitá gratuita per Siena, visto che nuove rotte vanno verso la Cina.
Insomma, spero di tornare presto in America e credo di aver capito come interpretarlo: é un grande e ricco paese ed un grande mercato. Non possiamo chiedere loro di essere uguali a noi (altrimenti dove sta la nostra unicitá?), e forse noi dovremo guardare oltremanica per capire -magari per migliorarlo- quello che sará qui da noi fra dieci anni.
Viva il montone (anche da oltreoceano)!
Ps. Volendo lavorare nel settore del vino il soprannone Bordolo (che uso qui per distinguermi dall'altro Alessandro Bernini, detto Berna) calza alla perfezione. Di questi tempi, dovrò forse chiedere il copyright come per l'affare del Gallo Nero?
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