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Pochi Ma Boni



IL CASSETTO DEI RICORDI DI... DUCCIO BRUSCHELLI

Delle ADUNANZE delle Contrade

La sala delle Vittorie, che ogni contrada possiede e custodisce come un sacrario, accoglie i contradaioli in adunanze per discutere gli interessi della propria contrada. Queste vengono convocate per il Seggio e generali per il popolo. La convocazione di dette riunioni v1ene data per mezzo di avvisi personali ai componenti il Seggio e per mezzo di inviti diramati dalla stampa almeno tre giorni prima, ai popolani. Viene inoltre esposto ai confini apposito cartello con l'ordine del giorno. Seguendo un'antica costumanza si usa anche suonare le campane della Chiesta mezz'ora prima dell'adunanza. A chiarire tale costumanza riportiamo quanto scrive il dr. Virgilio Grassi:
"Un altra disposizione del Bando, espressa con la dicitura "batter cassa", ci fa conoscere il sistema allora tenuto per convocare le adunanze dei Consigli, ove si d1scutevano gli affari delle contrade. non usandosi in quel tempo pubblici avvisi di convocazione, si costumava intimare le riunioni col Suono del tamburo, allora detto "la cassa", suonato a distesa dal proprio tamburino per tutto il percorso del territorio poche ore avanti che il Consiglio si adunasse per indicare a tutti gli abitatori essere permesso di intervenire; mentre con il suono della campana dell'oratorio si annunziava l'inizio dell'adunanza in tal modo convocata".
Sappiamo inoltre che gli iscritti alla Compagnia in Salicotto si riunivano ogni domenica nell'Oratorio all'"Ave Maria di Vespero" chiamati a raccolta da un tamburino che percorreva il rione e dalle campane.
Le adunanze sono presiedute dal Priore che siede al tavolo centrale avendo, a destra, il Capitano ed. a sinistra, il Vicario. Tutto intorno siedono gli altri membri del Seggio. Quasi immancabilmente tutte le Contrade indicono l'Adunanza in primavera, prima della festa patronale, per rendere conto del loro operato e per dare tempo al Popolo di eleggersi il nuovo Seggio. Inoltre le adunanze vengono tenute un mese prima del Palio per nominare i Mangini. Vengono tenute anche in circostanze straordinarie, quando affari importanti ne chiedono la convocazione.
Particolare Importanza prende l'Adunanza che viene tenuta la sera stessa della consegna del cavallo, se la sorte è stata benigna. Il Capitano prende la parola ed espone il suo piano tendente, naturalmente, a conseguire la Vittoria. Fa presente le occorrenze finanziarie e rivolge un appello a tutti i contradaioli perché ognuno faccia i propri sforzi. Ed ognuno, per la verità, fa l'impossibile, come quel graffino, che non conoscendo ostacoli, voleva spendere anche il deficit.
La riunione che viene invece tenuta l'indomani della sconfitta prende addirittura un carattere drammatico. Tra grida e schiamazzi si cerca il responsabile e non sempre le cose si accomodano per il meglio. Quasi sempre il Capitano rassegna le dimissioni e non di rado cadono dei pugni che, come di solito avviene, vanno a cadere sulla testa di chi ne ha meno colpa.
Interessante è conoscere come le adunanze delle contrade venivano tenute in passato.
Nel 1500-1600 le contrade mancavano della sede e si riunivano, per le funzioni religiose e per le adunanze, nella cappella, a loro data in uffizio, della Chiesa Parrocchiale o della Chiesa di qualche Compagnia Laicale del loro territorio. Per partecipare alle feste della piazza i contradaioli si radunavano presso l'abitazione dell'alfiere che in quell'occasione esponeva la bandiera alla propria finestra. Fin tanto che le contrade vennero pian piano in possesso della propria chiesa e lì si adunarono. Nel diciottesimo secolo quasi tutte le contrade potevano servirsi della chiesa di loro proprietà.
Per discutere interessi di natura festaiola più spesso si riunivano nelle private case o nelle osterie del rione. Ecco alcune notizie:
Nel 1685, gli uomini di Valdimontone, si adunarono per decidere la partecipazione al Palio del 9 settembre, in casa dell'alfiere Valerio Matteucci. L'Aquila nel 1718, per far valere i suoi diritti di ripartecipazione al Palio, tenne adunanza nella bottega di Antonio Fancelli, speziale di Piazza Postierla.
Gli uomini del Liocorno tenevano riunioni, prima nel Palazzo Sozzini, poi nella locanda dell'Angelo sita nella Piazzetta di Follonica.
Se oggi le adunanze delle Contrade possono essere indette con una certa liberalità, limitandosi l'autorità a stabilire alcune norme regolamentari d'accordo col Magistrato delle Contrade, un tempo, particolarmente nei primi del diciannovesimo secolo, sotto la dominazione Francese, ciò non era di facile attuazione per l'intervento delle Magistrature. Nel 1816, in seguito ad alcuni disordini avvenuti nel Consiglio della Lupa, il Governo impose a tutte le Contrade di avvertire il Governo prima di indire adunanze perché questo potesse provvedere a misure di sicurezza. La Civica Magistratura, riporta Alberto Comucci nel suo libro sulle contrade, con partito 27 Luglio 1852, ebbe a dichiarare di nessun effetto la deliberazione della Contrada della Lupa del 25 Luglio detto, relativa alla astensione dalla corsa del Palio del 16 Agosto 1852, a causa di non aver ottemperato al disposto della Risoluzione Governativa 9 Maggio 1816, secondo la quale, per la convocazione del Generale Consiglio della Contrada, era prescritto richiedere al Governo il relativo permesso e di dovere innanzi che la riunione avvenisse, suonare il tamburo.
L'usanza di chiamare a raccolta gli abitanti al suono del tamburo risale alla metà del secolo 18° e durò fino al 1864. Era già stato proibito dai Francesi nei primi del 19° secolo.
Le autorità intervenivano anche a regolare cose interne delle contrade con grave danno dell'autonomia delle stesse. Il Capitano del Popolo, Sig. Giuseppe Sani, con ordinanza dell'11 Giugno 1803, dichiarava irregolare ed annullava la deliberazione del Consiglio della Contrada dell'Istrice del 5 Giugno detto, perché avevano partecipato a quel Consiglio dei giovani inferiori ai 18 anni e dei contadini abitanti fuori della città.
Dai capitoli o Costituzioni della contrada della Giraffa del 1784 sappiamo che era dovere dei sacrestani, per ogni convocazione del Consiglio, di avvisare ciascun abitante alla propria abitazione, oppure tenere affisso per 8 giorni l'avviso di convocazione. A ciascuno convenuto nell'adunanza di Consiglio si dava il titolo di "magnifico".
Nel 1600 e nei primi del 1700 l'argomento più importante, quando non si trattava quasi esclusivamente di argomenti religiosi, era la partecipazione o meno al Palio. Ma non ci si asteneva quasi mai perché il premio, sia il broccato come il denaro, costituiva un'entrata non disprezzabile per la contrada. E poiché lo spirito dei contradaioli del 1600 era essenzialmente religioso si teneva immensamente a vincere il broccato per farne dei parati per la Chiesa.
I frequentatori delle adunanze di questa epoca si contavano in poche decine, ma quando il Palio prese il carattere agonistico, a come lo vediamo oggi, allora i contradaioli accorsero numerosi alle adunanze in specie quando c'era da eleggere il Capitano. I presenti all'adunanza della Torre del 14 Giugno 1814 furono 253. Nella Tartuca il 14 Maggio 1815 furono 226. 174 furono nel Nicchio il 12 Maggio 1822, 125 nella Selva l'8 Maggio 1825, la Chiocciola nel 1834 ne contò 120. La Lupa nel 1838, 108. Nel Maggio 1850 nell'Onda intervennero 113.
Dai verbali della Nobil Contrada del Nicchio apprendiamo invece come nel 1600, quando l'argomento trattato nelle riunioni era essenzialmente di natura religiosa, i presenti si contavano fra i 30 e 50 individui. Poi salirono a 115, 125, 150, 174, quando l'argomento in discussione era il Palio o la nomina del Capitano.
La procedura che si teneva nelle adunanze era la seguente: si iniziava l'adunanza nel nome SS. di Dio o della Beata Vergine o del Santo Protettore della contrada. Dopo si cantava il Vespero o il Veni Creator Spiriti, infine si dava inizio all'adunanza.
Il Priore dava comunicazione dell'oggetto dell'adunanza. Erano ammesse a parlare soltanto quelli richiesti dal Priore, i quali venivano all'altare, si inginocchiavano e dopo recitata una determinata prece, esponevano i loro pensieri.
Il Verbale veniva redatto dal Camerlengo il quale esponeva con cura tutti gli argomenti trattati. Si può dire con maggiore cura di quello che non viene fatto oggi. L'apertura di quasi tutti i Verbali delle contrade suona nel modo seguente: "Radunati gli uomini e gli abitatori della contrada con precedente adunarsi per i loro negozi, presidente l'On. Priore il quale invocato il nome del nostro Santo Protettore, apre la seduta ad ore ......".

Duccio Bruschelli               


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