Archeologia dell’Architettura in Castel Montone

Autore scheda: Contrada di Valdimontone, Beatrice Pianigiani

Le più antiche attestazioni archeologiche risalgono al periodo imperiale romano e sono variamente distribuite all’interno del territorio della contrada e nelle immediate vicinanze.

Un castello sulla collina del Montone è documentato nell’XI secolo e la sua cinta difensiva accoglie una popolazione che, tra Duecento e prima metà del Trecento, si accresce parimenti all’ampliamento delle cinte murarie.

Nella seconda metà del XIII secolo sorge sulla parte sommitale della collina il convento dei Servi di Maria e nel Trecento è documentata la costruzione della nuova chiesa.

Tra XIV e XVIII secolo il complesso conventuale si accresce di nuovi volumi, mentre tra il Quattrocento e il Cinquecento la chiesa viene ampliata e arricchita di cappelle.

I corpi di fabbrica del convento disposti intorno al chiostro più prossimo alla chiesa sono ancora residenza dei frati, mentre i restanti volumi hanno cambiato più volte destinazione tra XIX e XX secolo.

Vista aerea colle dei Servi

La contrada di Valdimontone si caratterizza per avere il suo territorio in un’area di “frontiera” sia geomorfologica (struttura a gradoni del colle che guarda a meridione) che di limite urbano (il suo territorio è attraversato da più cinte murarie): questo ha segnato la sua storia fin dalle origini della città. Il più antico reperto archeologico è l’epigrafe romana di età imperiale murata dentro Porta Romana. Inoltre alcuni blocchi lapidei, forse romani, furono rinvenuti nel 1914 nello sbancamento dell’area del manicomio; resti di basolato stradale e di una fonte rinvenuti nell’Orto de’ Pecci e probabilmente del medesimo periodo sono menzionati da Fabio Bargagli Petrucci. Che tutta l’area e i rilievi attorno alla valle di Porta Giustizia fossero occupati in antico sembra confermato dal riconoscimento, negli anni Settanta del Novecento, sull’area dell’ex Ospedale Achille Sclavo, di frammenti

architettonici di probabile epoca romana. Infine laterizi di modulo romano sono stati riutilizzati nella costruzione di un massiccio muro, forse i resti di una torre, all’interno dei locali del convento dei Servi, oggi in parte anche sede della Società di Castelmontorio.

Il complesso conventuale coincide, verosimilmente, con il sito sul quale era andato sviluppandosi durante il Medioevo il Castrum Montonis. Il colle, già difeso da un fosso nel 1043, fu sede di un vicus, a partire dal 1065: risulta incastellato nel 1084 e considerato anticum (sic.) nel 1173.

1914 sbancamento terrapieno
Pietre reimpiegate nelle mura

Non conosciamo lo sviluppo del castello medievale, ma la muratura in conci di pietra all’interno della società potrebbe corrispondere a un tratto delle fortificazioni. I resti della torre (vd. supra) potrebbero appartenere a quella di Sant’Angelo a Montone, di proprietà probabilmente dei Tolomei, ricordata in un documento del 1231 a proposito dei turni di guardia. Castel Montone rimase per lungo tempo un nucleo fortificato a se stante, esterno alla cinta muraria di fine XII secolo ancora riconoscibile al di sotto dell’attuale piazza del Mercato, nel borgo di Santa Maria. Il circuito si ampliò agli inizi del XIII secolo comprendendo Porta Peruzzini, i cui resti sono riconoscibili in via del Sole e porta San Maurizio, al Ponte di Romana.

 

La collina del Montone e il relativo castello, naturalmente difesi, vennero inclusi dalla cinta urbana solo alla metà del Duecento, a seguito degli ampliamenti delle strutture difensive. Di queste restano, in via Roma, alcune poderose sezioni murarie inglobate nel complesso delle Pie Disposizioni datate 1257. Tre porte, non più visibili, introducevano a Siena da sud: quella di Castel Montone, sotto l’omonimo fortilizio, quella all’Oliviera, in via Roma (i resti sono visibili in alcuni disegni antichi e in riprese fotografiche ottocentesche) e la porta di Val di Montone, che si apriva sul lato occidentale dell’ampliamento delle mura verso gli orti di San Girolamo. Tratti della recinzione murata si conservano nel tessuto urbano della contrada: interessante è la corrispondenza topografica con le ricostruzioni degli allineamenti avanzate nel XVI secolo da Teofilo Gallaccini, riprese poi da Girolamo Gigli. L’ultima cinta muraria è completata nel 1328 con la costruzione di Porta Romana, edificata da Giovanni d’Agostino e Agnolo di Ventura.

 

 

I frati serviti impiantarono la prima dimora all’esterno della recinzione duecentesca, sotto Castel Montone. Il Comune sollecitò il loro trasferimento sulla sommità del colle e si premurò di alloggiarli in una zona protetta, interna al perimetro difensivo, presso la chiesa di San Clemente, riconsegnata al vescovo nel 1259. In quello stesso anno iniziarono donazioni di denari e di mattoni, mentre si acquisiva il terreno dove sarebbe sorta la nuova chiesa di Santa Maria dei Servi, ottenuto grazie a una donazione della famiglia Tolomei ed acquisti di case da privati.

I frati si trasferirono tra il 1287 e il 1297, quando il Comune allontanò da San Clemente le meretrici che abitavano da porta Val di Montone, lungo il fossato, fino alla strada antistante San Leonardo. Inoltre donò ai frati i denari necessari per l’acquisto di una casa che rendeva “la loro dimora disonesta e incomoda”. Tra il 1291 ed il 1308 si avviarono i lavori per la chiesa di Santa Maria, ma è fra il 1315 ed il 1334 che vennero costruite le absidi tergali, completate nel 1355 grazie a un lascito della famiglia Petroni.

 

Il primo assetto della chiesa, le cui proporzioni si rispecchiano nella porzione inferiore della facciata attuale, venne completato nel XIV secolo. Le cappelle laterali risalgono invece al Quattrocento: l’ultimo ammodernamento della chiesa e del convento si protrasse nella prima metà del Cinquecento, dopo la ricostruzione del transetto, fino alla caduta della repubblica di Siena lasciando incompiuta la facciata. L’ampliamento della navata opposta al campanile ormai rialzato, avvenne con il reimpiego del materiale lapideo proveniente dalla vicina torre la cui distruzione era stata autorizzata nel 1513. Le migliori pietre, squadrate e spianate, vennero utilizzate per la costruzione di parte del fianco sinistro della chiesa, oltre che per la selciatura di alcune strade vicine. I ciottoli provenienti dal nucleo interno alle pareti della torre, misti ad altro materiale, confluirono nell’ampliamento cinquecentesco del convento.

Proprio alla basilica dei Servi, indubbiamente l’edificio più rappresentativo dell’area assieme alla misteriosa chiesa di San Clemente, si deve il nome del borgo di Santa Maria, coincidente con l’antico territorio della Valle di Montone.

La fonte di Val di Montone

Secondo Fabio Bargagli Petrucci, studioso degli antichi sistemi di approvvigionamento delle acque, le fonti erano disseminate con una certa regolarità nelle valli, tutte fuori dalla cinta romana. Riferendosi alla fonte di Val di Montone, posta ai piedi del costone di Ponente, ne asseriva la notevole antichità. La fonte venne acquistata dal Comune, insieme al terreno circostante, con rogito del Novembre 1221. Nel 1249, tuttavia, risultava difficile rintracciarne le antiche vene e bottini che si dipanavano nel soprastante poggio di Sant’Agostino.

 

La chiesa e la torre di Sant’Angelo a Montone

La torre di Sant’Angelo a Montone è forse riconoscibile nei resti di una struttura muraria di forte spessore rintracciati all’interno del convento. Questo edificio sorgeva, molto probabilmente, all’interno dell’antico popolo omonimo, insieme alla chiesa di Sancto Angelo a Montone separata dalla vicina San Clemente solamente da una viuncola.

Potrebbe esserci una relazione tra la torre e la chiesa di San Michele concessa nel Trecento in custodia da Jacomo di Bartolomeo Tolomei della stirpe di Baldistricca, pievano di Marmoraia, ai frati serviti, con obblighi specifici di conservazione dell’edificio e di officiare separatamente il culto rispetto alla chiesa di Santa Maria. Il rapporto tra questa famiglia ed i padri serviti risale, secondo i documenti, al 1259 quando venne donato il terreno sul quale sarebbe stata fondata la nuova chiesa di Santa Maria.

San Michele entrò nelle piene disponibilità del Convento solamente nel 1467, quando sarà consentito ai frati di operare per la prima volta modifiche strutturali al suo volume che, insieme ai resti del castello, in questo periodo interferiva con i progetti di ampliamento delle cappelle laterali della nuova chiesa. E’ suggestivo considerare che l’ambiente, irriconoscibile rispetto all’impianto originale di San Michele, abbia mantenuto nei secoli una certa continuità di culto tenendo fede agli antichi patti stabiliti tra la famiglia Tolomei ed i frati dei Servi. Si tratta della attuale area della sacrestia, considerata dai Serviti il luogo più antico del convento e nella quale si celebra messa nella stagione invernale.


La chiesa scomparsa

Il primitivo insediamento servita a Siena era situato all’esterno della cinta muraria duecentesca, su proprietà messe loro a disposizione da Francesco di Ghino Piccolomini. In questo luogo, corrispondente ad una parte dell’attuale area ex Ospedale Psichiatrico San Niccolò, i frati organizzarono nei primi anni della seconda metà del Duecento una temporanea e modesta struttura di residenza, oltre a un luogo di culto, prima che andassero a risiedere all’interno della cinta duecentesca e durante l’uso della chiesa di San Clemente concessa loro nel 1259.

Alcuni disegni e foto d’epoca mostrano l’enigmatica presenza nel prato di San Niccolò, tra l’attuale farmacia storica ed il convento divenuto manicomio nel 1818, di una chiesetta andata distrutta con lo sbancamento di una porzione di collina, previsto per la costruzione dell’ampliamento del manicomio secondo il progetto dell’architetto Francesco Azzurri.

Il piccolo edificio sorgeva immediatamente all’esterno della cinta muraria duecentesca e figura anche in alcune mappe catastali della prima metà dell’Ottocento.


San Clemente, cuore della Contrada

Fa parte del complesso conventuale Servi la sede della Società Castelmontorio situata all’interno dell’antico popolo di San Clemente.

I resti delle murature e delle aperture in mattoni presenti al di sopra delle mura castellane in pietra che definiscono un lato del salone della società, oltre ad altri indizi, farebbero presumere un successivo uso dell’ambiente come luogo di culto. Si tratta probabilmente dell’antica chiesa di San Clemente che, secondo le scritture, venne aggredita e danneggiata dagli scontri con i fiorentini avvenuti a metà Duecento presso questo tratto di mura nel quale si apriva la porta di Val di Montone. Su questo fianco, il più vulnerabile perché collocato nella zona meno impervia del colle, sono infatti documentabili ampliamenti, rafforzamenti e modifiche alla cinta difensiva.

Sono documentati anche ripetuti interventi per il ripristino dei danni subiti dalla chiesa di San Clemente. I lavori si interrompono e nel 1259 quando il suo parroco, padre Ventura, vecchio e stanco di ricostruirla, la restituisce infine al Vescovo di Siena. Nello stesso anno la chiesa viene consegnata ai frati serviti che, entrandone in possesso, avviano ulteriori lavori di sistemazione per potervi officiare il culto e disporne, una volta costruita la nuova chiesa di Santa Maria, per la fondazione del loro convento intramoenia.

I reperti provenienti dello scavo dei silos attestano il riuso del locale destinato in precedenza anche a dormitorio, come ambiente di servizio del convento, quando ormai il culto veniva officiato nella chiesa di Santa Maria dei Servi ed era stato costruito il nuovo dormitorio.


Il Borgo di Santa Maria

Il territorio del borgo di Santa Maria nasce dal programma di sviluppo urbanistico promosso dal comune di Siena per gestire, nel primo ventennio del Trecento, il fenomeno dell’immigrazione dovuto dallo sviluppo della produzione industriale.

L’espansione urbana avvenne nell’arco di circa un secolo ed interessò la zona meridionale del Terzo di San Martino determinando la nascita del Borgo di Santa Maria ed altri nuovi borghi: San Maurizio di fuori, il borgo della Maddalena ed il completamento di quello di San Giusto, tra la chiesa di San Girolamo ed il colle dei Servi.

Il nuovo Borgo di Santa Maria nacque in un’area pressoché disabitata tra il circuito murario più antico ai piedi della piazza del Mercato fino all’ultima cinta trecentesca, tra l’antica porta Giustizia e quella nuova. Quest’ultima, costruita nel 1323 poco prima di Porta Romana, si trova sepolta in fondo alla valle venne chiamata anche porta nuova di Val di Montone o porta Santa Maria.

Il confine settentrionale del borgo coincideva con il tratto di mura scomparso sotto le costruzioni di via del Sole fino a Porta Peruzzini e, con l’ampliamento della cinta duecentesca, all’interno dell’area di San Girolamo. Il borgo avrebbe dovuto estendersi nella Valle di Montone che era delimitata, a ponente, dal colle di Sant’Agostino.

Specifiche disposizioni comunali definivano la qualità delle nuove abitazioni e si rilevano, tra il 1307 ed il 1348, varie promesse di edificazione registrate in Biccherna.

Nel maggio 1324 il Comune dispose che “vi si facesse più case e tornassevi i cittadini selvatichi di già fatti da 16 anni addietro e che per l’avvenire si faranno; e così vi si fe’ molte case per quelli che si faceano cittadini”.

Tra 1330 e 1331 la revisione della Tavola delle Possessioni registra nuovi edifici, del valore di circa 100 lire, valore indicato nelle prescrizioni governative per coloro che intendevano costruirvi nuovi alloggi di residenza.

La pianificazione prevedeva anche nuove infrastrutture, quali la viabilità e i sistemi di approvvigionamento idrico. Tra 1324 e 1325 il Comune espropriò alcune aree per realizzare una strada, forse l’odierna via del Sole. Vennero inoltre costruite nuove fonti e risistemate quelle esistenti, tra le quali quella di Val di Montone.

All’interno del borgo si trovava anche la chiesa di San Luca Evangelista, edificata dal comune nel 1339. L’edificio si trovava forse tra l’odierna via del Sole e la strada di porta Giustizia.


Porta Romana

Il 13 agosto 1328 vennero cominciati i fondamenti della porta di San Martino, chiamata anche porta Romana; verrà collegata alle mura di porta Giustizia, completata nel 1323. Detta anche porta Nuova, così apparve ad Agnolo di Tura che la realizzò: “grande e bella di gran difitio più che porta che sia in Italia”. Questo varco consentiva l’ingresso da Sud in città collegandosi a porta Camollia tramite la strada Maestra, tratto della Francigena all’interno delle mura. Le manutenzioni alle cinta duecentesca degli anni ’40 del Quattrocento nella zona tra porta Peruzzini e porta Castel Montone mostrano lo stato di incompletezza delle nuove mura. Nel 1383 non era costruito il tratto dalla chiesa di Santo Spirito a porta Busseto nella contrada del Nicchio, completato nel 1408.

Video: Territorio di Valdimontone, resti dei tre circuiti murari in laterizio databili tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo; metà XIII secolo e prima metà XIV secolo.

Fig. 1 – Vista aerea colle dei Servi
Elaborazione grafica di immagine da foto aerea. Elaborazione di Beatrice Pianigiani, 2014. L’immagine di base è tratta da Bing. (Immagine scheda)

Fig. 2 – 1914 sbancamento terrapieno
Anno 1914, area del manicomio di San Niccolò. Sbancamento di un terrapieno per la costruzione del terrazzamento dove verrà costruita la nuova lavanderia meccanica.
Gli operai sono circondati da grossi elementi lapidei, forse i resti di una struttura architettonica di epoca romana. Alcune ricognizioni effettuate nella zona del tratto di cinta trecentesca hanno consentito di individuare conci di marmo bianco con misure corrispondenti a quelle di modulo romano (vd. fig.3). Immagine tratta da: Grassi V., Il manicomio di San Niccolo’. Suo sviluppo edilizio, in A.D’Ormea (a cura di), L’Ospedale Psichiatrico di San Niccolo’ in Siena della Società di Esecutori di Pie Disposizioni (1818-1834), Siena, Stab. Arti Grafiche San Bernardino, 1938, p.30.

Fig. 3 – Pietre reimpiegate nelle mura
Tratto di mura trecentesche tra porta Romana e porta Giustizia.
Gli elementi lapidei (marmo bianco) reimpiegati nelle mura hanno misure corrispondenti a quelle di modulo romano. Il ritrovamento effettuato in occasione del presente lavoro è in fase di studio.
Foto di Beatrice Pianigiani, 2014.

Fig. 4 – Laterizi di modulo romano
Laterizi di modulo romano reimpiegati in una muratura posta all’interno di un locale di servizio del convento dei Servi. Il materiale fa parte della muratura di una parete di forte spessore, forse i resti di una torre.
Si segnalano altre strutture antiche poste nel centro storico di Siena nelle quali sono documentati reimpieghi di laterizi di modulo romano, ad esempio la torre Incontri nell’angolo tra piazza Postierla e via Stalloreggi e quella posta all’inizio di via Montanini.
Immagine tratta da: Pianigiani B., Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena, Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti, pp.16-17.

Fig. 5 – Muratura in pietra XI-XII sec.
Muratura in conci di pietra posta all’interno degli ambienti della società di Castelmontorio.
Si tratta degli unici resti delle strutture difensive del Castrum Montonis che compare nei documenti dell’XI secolo. Le architetture del castello sono probabilmente state assorbite e celate dalle costruzioni realizzate nei secoli successivi. Foto di Mauro Agnesoni, 2014.

Fig. 6 – Resti di Porta Peruzzini
Resti di Porta Peruzzini in via del Sole. Prima metà del Resti secolo XIII
La porta apparteneva probabilmente all’ampliamento della cinta difensiva della prima metà del secolo XIII. Sono da notare alcune assonanze con i resti di Porta San Maurizio quali la rigatura dei mattoni mentre la struttura che consentiva l’inserimento della porta apribile, a differenza di San Maurizio, è del tipo a “saracinesca” o “ghigliottina”. Foto Andrea Ciacci, 2014.

Fig. 7 – Porta San Maurizio
Porta San Maurizio al Ponte di Romana, inizi XIII sec.
La porta si trova nella zona detta “Ponte di Romana” che consentiva con le sue strutture l’attraversamento di un fosso per accedere alla città. L’area nei secoli è stata interessata da colmate di terreno mentre sono documentate tra Duecento e Trecento, manutenzioni alle strutture stradali e di attraversamento oltre che alle stesse porte delle cinte Duecentesche. Foto di Mauro Agnesoni, elaborazione Beatrice Pianigiani, anno 2014.

Fig. 8 – Sezione cinta muraria
Sezione muraria (inizio seconda) metà XIII sec.
I resti della mura presso la sede della Società di Esecutori di Pie Disposizioni appartengono alla cinta metà XIII sec. E sono visibili nei pressi della sede della Società di Esecutori di Pie Disposizioni. Si tratta dei soli elementi rimasti a testimonianza della penultima cinta muraria che ricomprese all’interno della città la collina ed il Castrum Montonis, fino ad allora difeso da proprie strutture. Tra questo punto e la chiesa di San Leonardo si apriva la Porta all’Oliviera e, a poca distanza, la porta di Castel Montone. Foto di Mauro Agnesoni, elaborazione Beatrice Pianigiani, anno 2014.

Fig. 9 – Resti del castello
Resti del castello e della cinta muraria di metà XIII sec.
L’elaborazione su foto d’epoca scattata dalla copertura di porta Romana evidenzia:
in azzurro il probabile andamento della cinta muraria datata anno 1257 con le porte di Castel Montone e all’Oliviera; in giallo un ipotetico andamento delle strutture difensive del castello e la possibile ubicazione della torre di Sant’Angelo a Montone. Elaborazione tratta da: Pianigiani B. Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena. Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti, Tav.add-01.

Fig. 10 – Veduta del Vanni sec XVI
L’elaborazione grafica evidenzia in colore giallo la chiesa ed il convento dei frati dei Servi di Maria, in rosso il convento delle monache di San Niccolò, in azzurro porta all’Oliviera (oggi scomparsa, rimane visibile la sezione della cinta muraria nei pressi della sede delle Pie Disposizioni), in verde porta Romana e le mura trecentesche.
Elaborazione tratta da: Pianigiani B. Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena. Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti. Rielaborazione Tav.0, particolare.

Fig. 11 – Ipotesi mura nel XVIII sec
Ricostruzione dei circuiti murari di Siena nel XVII sec. secondo le ipotesi di Teofilo Gallaccini, carta ridefinita da Girolamo Gigli.
Immagine tratta da: Brandi C. (a cura di), Palazzo Pubblico di Siena, vicende costruttive e decorazione, Milano, Pizzi, 1983, .p.32.

Fig. 12 – Ipotesi mura nel XVII sec part
Ricostruzione dei circuiti murari di Siena nel XVII sec. secondo le ipotesi di Teofilo Gallaccini, carta ridefinita da Girolamo Gigli. Particolare area di Valdimontone.
Brandi C. (a cura di), Palazzo Pubblico di Siena, vicende costruttive e decorazione, Milano, Pizzi, 1983, .p.32.

Fig. 13 – Ipotesi mura Valdimontone BP
Ipotesi dell’andamento delle cinte murarie in Valdimontone. Elaborazione grafica realizzata sulla base dell’individuazione ed analisi archeologiche dei resti delle architetture. Elaborazione tratta da: Pianigiani B. Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena. Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti. Rielaborazione Tav.4. La foto originale di base è tratta da Google Earth

Fig. 14 – Resti di porta all Oliviera
Resti di porta all’Oliviera e di un tratto di mura della cinta di metà XIII sec.
Sullo sfondo la chiesa del Santuccio. In primo piano lungo via Roma: la definizione del viale ed il fianco dell’arco d’ingresso al manicomio. Ripresa fotografica fatta dall’interno di Porta Romana. Inizi XX sec. Immagine tratta da: www.il palio.org fotoporte10.

Fig. 15 – Porta Romana
Il 13 agosto 1328 vennero cominciati i fondamenti della porta di San Martino, chiamata anche porta Romana; verrà collegata alle mura di porta Giustizia, completata nel 1323. Detta anche porta Nuova, così apparve ad Agnolo di Tura che la realizzò: “grande e bella di gran difitio più che porta che sia in Italia”.
Questo varco consentiva l’ingresso da Sud in città collegandosi a porta Camollia tramite la strada Maestra, tratto della Francigena all’interno delle mura.
Le manutenzioni alle cinta duecentesca degli anni ’40 del Quattrocento nella zona tra porta Peruzzini e porta Castel Montone mostrano lo stato di incompletezza delle nuove mura.
Nel 1383 non era costruito il tratto dalla chiesa di Santo Spirito a porta Busseto nella contrada del Nicchio, completato nel 1408. Immagine tratta da: www.il palio.org, “siena 283”

Fig. 16 – Chiesa dei Servi fasi
Chiesa dei Servi: principali fasi costruttive. Lettura stratigrafica della facciata, anno 2007.
Elaborazione tratta da: Pianigiani B. Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena. Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti. Elaborazione finale lettura stratigrafica della facciata, Tav.3.

Fig. 17 – Chiesa dei Servi fianco
Chiesa dei Servi, fianco sinistro, particolare del paramento murario di XVI secolo. Reimpieghi di conci prevalentemente in calcare cavernoso detto “pietra da Torre”. Questa fase costruttiva è di poco successiva alla notizia della demolizione della torre di Castel Montone autorizzata nel 1513.
Foto di Beatrice Pianigiani, 2007.

Fig. 18 – Pietre da torre nelle strade
Pietre da torre reimpiegate nelle strade introno alla chiesa dei Servi.
La pratica della demolizione delle torri o la riduzione della loro altezza a Siena è attestata tra il XIV fino a tutto il XVIII secolo. Pavimentare strade con parte del materiale di recupero o il reimpiego nelle nuove costruzione pare una comoda prassi per l’approvvigionamento di materiale da costruzione da cave artificiali a Km zero.
Il destino della torre di Sant’Angelo a Montone è segnato nel 1513 con una delibera del Consiglio di Balia che ne autorizza l’ abbattimento ed il reimpiego del materiale per la chiesa dei Servi.
Dei resti della torre, le cui fondamenta giacciono ancora all’interno del convento, rimane traccia forse anche nella pavimentazione di due strade poste a breve distanza dalla chiesa.
Per un approfondimento sull’argomento cfr. Gabbrielli F., Le demolizioni delle torri a Siena nei diari dei memorialisti settecenteschi, in: Case e torri medievali/2, a cura di E. De Minicis, E.Guidoni, Edizioni Kappa, Roma, 2001, pp. 245-246;
Pianigiani B. Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena, Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti, p.103. Foto di Mauro Agnesoni, 2014.

Fig. 19 – Architetture via Roma sec XVII
L’elaborazione grafica effettuata su un disegno anonimo seicentesco acquisito ad alta definizione (archivio contrada di Valdimontone) evidenzia con colori: azzurro la cinta duecentesca nel tratto tra le porte Castal Montone e all’Oliviera; giallo un edificio scomparso, forse prima residenza dei frati dei Servi giunti a Siena a metà Duecento; rosso il convento di San Niccolò; verde porta Romana.
Elaborazione tratta da: Pianigiani B. Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena, Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti. Disegno 2a°- r 01.

Fig. 20 – Popoli e borghi Valdimontone
L’elaborazione grafica evidenzia con colori l’organizzazione dei popoli e borghi nota attraverso la Tavola delle Possessioni (1318-1320) e definita in mappa da Balestracci e Piccinni (Balestracci D., Piccinni G., Siena nel Trecento. Assetto urbano e strutture edilizie. Firenze, Clusf, 1977, carta n.1). I popoli in colore: azzurro Sant’Angelo, verde San Leonardo, rosso San Clemente, viola San Giusto, giallo San Maurizio; in crema il borgo della Maddalena, grigio il Borgo di Santa Maria nella Valle di Montone. Elaborazione tratta da: Pianigiani B., Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena, Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti. Elaborazione della veduta di Francesco Vanni, sec. XVI, Tavola 0.

Fig. 21 – Girolamo Macchi XVIII sec
Girolamo Macchi, disegno delle parrocchie di San Clemente e di Santa Maria dei Servi, inizi XVIII secolo. Si noti la posizione della chiesa più piccola, San Clemente. La lettura stratigrafica della facciata settentrionale del corpo di fabbriche nel quale, al piano terra, si trova il salone di società individua all’interno della sopraelevazione in mattoni aperture semplici ma ricorrenti nelle antiche chiese in laterizio. La muratura si impianta sul paramento in pietra databile tra XI e XII secolo. La parrocchia di San Clemente risulta in rovina nel 1259 e sarà consegnata ai frati dei Servi lo stesso anno. Disegno in: Archivio di Stato di Siena – Macchi G., Memorie, manoscritto prima metà sec.XVIII, mss. D107, Vol. II, c.477.

Argenziano R., Corpi santi e immagini nella Siena Medievale: l’iconografia dei sepolcri di Gioacchino da Siena e di Aldobrandesca Ponzi, “Iconographica”, III (2004), 48-61.

Balestracci D., Piccinni G., Siena nel Trecento. Assetto urbano e strutture edilizie. Firenze, Clusf, 1977, pp.17-75.

Bargagli Petrucci F., Le fonti di Siena e i loro acquedotti, Siena, Petrucci, ristampa 1992, Vol. I, pp.7-26; 330-336.

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Bruschelli V., Origine e storia del rione e della contrada di Valdimontone, aa. 1954-2004, ristampa a cura di Duccio Bruschelli, Siena, il Leccio, 2004, pp. 21-32.

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Fusi L., Progetto di recupero dell’area ex Ospedale Psichiatrico di San Niccolò, architetto Enzo Zacchiroli. Relazione Storica. Siena, 1998.

Gabbrielli F., Le demolizioni delle torri a Siena nei diari dei memorialisti settecenteschi, in: Case e torri medievali/2, a cura di E. De Minicis, E.Guidoni, Edizioni Kappa, Roma, 2001, pp. 244-251.

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Pianigiani B. Archeologia dell’architettura in Castel Montone. La chiesa dei Servi di Maria a Siena. Tesi di Laurea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, a.a. 2006-2007, relatore prof. Roberto Parenti

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Altre fonti:

Corporazioni religiose soppresse dal governo francese, Archivio di Stato di Firenze, ms.132 San Pietro alla Magione, n.185, cc. 48-49. Disegni aa. 1622-23.

Gallaccini T., Informazioni dell’antichità di Siena di Teofilo Gallaccini dottore di Medicina e pubblico lettore di Mattematica nello Studio di Siena, Archivio di Stato di Siena, ms. D8, cc.275r-283v.

Macchi G. Memorie, manoscritto prima metà sec.XVIII, Archivio di Stato di Siena, mss. D107, Vol.I, cc.238-240, c.702; D109 Vol. III, cc.333-336; D111, Vol.II cc. 475-478.

Montebuoni Buondelmonte F. Memorie del Convento dei Servi di Maria di Siena, Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena, a. 1632 con aggiunte successive, ms. B VII 14, cc.1-15.