Giubbetto, zucchino e spennacchiera

La storia del giubbetto rosa della nostra contrada nasce da molto lontano, quasi sicuramente nel 1660. All’inizio delle carriere alla tonda, il nostro fantino vestiva di un color gridellino (delicato colore lilla, di una tonalità intermedia tra il grigio ed il rosa). I colori del giubbetto variarono negli anni. Durante la corsa del palio, sovente accadevano degli spiacevoli incidenti con la contrada della Chiocciola, in quanto in quel periodo i colori dei due fantini ambedue rossi e gialli, variavano solo per le filettature blu da una parte e bianche dall’altra, rendendo difficoltoso dalla piazza il distinguersi degli stessi. Nel 1830 venne stabilito i colori del vestiario dei fantini durante la corsa del palio, colori che saranno da questo momento quelli ufficiali delle contrade. In sostanza la nostra contrada viene intimata di far indossare un giubbetto rosso e giallo a strisce e sterzato. Tuttavia i montonaioli, evidenziano al Magistrato Civico che non era possibile il distinguere con chiarezza durante la corsa il giubbetto della propria contrada.

Per evitare questa controversia dopo la corsa del 16 agosto 1833, fu deliberato dall’Amministrazione Civica che il fantino del montone venisse ad indossare il giubbetto ed i pantaloni rosa pesco con mostre (rifiniture o risvolti) rosse bianche e gialle, come la bandiera della contrada, e pure lo zucchino dei colori rosso bianco e giallo. 

Con il termine “zucchino” a Siena viene definito il copricapo a forma ovoidale, dipinto con i colori di ciascuna contrada, che viene indossato dai fantini il giorno del Palio per proteggersi dalle cadute.

L’origine dello zucchino risale all’incirca alla metà del 1600, quando in occasione dei primi palii alla tonda disputati in Piazza del Campo, si rese necessario dotare i fantini di maggior protezione.

In passato furono utilizzati anche altri termini per definire tale copricapo, quali “zucchetto” o “zuccotto”, entrambi con il significato di berretto a forma di calotta emisferica; nei verbali della nostra Contrada relativi al Palio vittorioso del 2 luglio 1704, è addirittura citato come “cuffino”.

Durante i secoli XVIII e XIX, come testimoniato dai dipinti e dalle rappresentazioni dell’epoca, i fantini indossavano elmetti di metallo alti e bombati, molto pesanti, rifiniti con “orecchielle” molto grezze, attaccate con cerniere metalliche o piccole viti; internamente il rivestimento consisteva di uno spesso strato di cuoio, al quale si aggiungevano ovatta e altri materiali morbidi reperiti sul momento, per consentire al fantino una migliore vestibilità. Gli zucchini erano dipinti direttamente sopra il metallo. Altra peculiarità del tempo era collocare al centro della calotta un piccolo pennacchio con i colori della contrada, tradizione che terminò intorno al 1835.

Nel corso del ‘900 come base per la costruzione degli zucchini era utilizzato un disco tondo in metallo (prima in ferro e successivamente in alluminio) dello spessore di due o tre millimetri, che veniva battuto con speciali martelletti fino al raggiungimento della forma voluta. In un secondo momento venivano formate le due tese in varie forme e misure anche in funzione di alcune caratteristiche peculiari di ciascuna contrada. Molti zucchini avevano l’imbottitura di cuoio di vario spessore, fissata direttamente sul metallo con punti di corda visibili anche dall’esterno. Una caratteristica degli zucchini, che si ritrova anche negli attuali, era la presenza di borchie più o meno stondate e di “orecchielle” di diversa forma e con diverse finiture.

La successiva e definitiva trasformazione tecnica si ebbe alla fine degli anni ’80 con l’introduzione della fibra di resina per la realizzazione del corpo centrale e con l’utilizzo di materiale sintetico e antiurto per l’interno: aspetti che hanno consentito di raggiungere gli attuali livelli di massima protezione. 

Sebbene l’araldica della nostra Contrada definisca i nostri colori “rosso e giallo listato di bianco” gli zucchini del Valdimontone, salvo rarissime eccezioni, hanno sempre mantenuto nella calotta la caratteristica foggia a sei spicchi (due rossi, due gialli e due bianchi) ugualmente ripartiti, con gli spicchi bianchi volutamente dipinti in posizione centrale, per differenziarsi dai simili colori base di altra contrada.

 

La spennacchiera, comunemente chiamata così dai contradaioli, nasce con il nome di “pennacchiera” il cui termine deriva da pennacchio, che veniva anticamente applicato sulla testiera del cavallo attraverso un supporto di forma conica. Questo pennacchio, con i colori di ciascuna contrada, era generalmente costituito da piume di struzzo, di airone o di gallo cedrone.

Nel drappellone del 17 agosto 1884, conservato nel nostro Museo, è rappresentato un barbero senza fantino che sulla testiera ha fissato un pennacchio colorato come ornamento e riconoscimento della contrada.

Le spennacchiere attuali sono costituite da una base di cuoio sulla quale sono applicate le rifiniture in pelle, lana o tessuto spugnoso dei colori di ciascuna contrada in forma di strisce, fiamme, greche o motivi arabescati. La parte finale è rotonda e al centro ha un piccolo specchio con la sola funzione ornamentale: si pensa che questo specchietto fosse stato originariamente inserito per scacciare il malocchio inviato sul cavallo dalle contrade avversarie.

La spennacchiera della nostra Contrada ha da sempre utilizzato i colori rosso, giallo e bianco ripartiti in parti uguali, per distinguerla meglio da quella di altra contrada.

L’articolo 57 del Regolamento del Palio stabilisce che sia per il Palio che per le corse di prova i cavalli debbano correre con la briglia provvista di spennacchiera con i colori della Contrada a cui il cavallo è andato in sorte. Tuttavia nell’eventualità di arrivo del cavallo scosso, privo di finimenti e della spennacchiera, non è compromesso l’esito della vittoria della Contrada poiché il barbero può essere riconosciuto sia dai Giudici della vincita che dagli stessi contradaioli.