Contrade e Carri Allegorici

A cura di Aldo Giannetti

Gli animali sono sempre stati impiegati nell’araldica per contraddistinguere gruppi o famiglie, infatti, fin dal tardo Medioevo e nel primo Rinascimento, anche le contrade si dettero un nome ed una insegna zoomorfa.

Con il trascorrere del tempo gli animali iniziarono così a comparire sui vessilli, sulle insegne e sulle bandiere e anche a dare il nome alle varie schiere. I motivi reali della scelta dei vari animali attribuiti poi alle contrade, rimangono ancora oggi in gran parte oscuri e, in assenza di una qualificata documentazione, si possono avanzare soltanto ipotesi. Per quanto riguarda la nostra contrada due sono le ipotesi più accreditate: forse si ispirò all’ariete che sormontava l’antico castello di Castelmontorio nel gonfalone della compagnia militare di Sant’Angelo a Montone e che ricordava il capostipite della nobile casata dei Piccolomini, il mitico Montone Piccolomini, ma può anche essere possibile che il montone non fosse altro che il MONS MAGNUM dominante la sottostante vallata.

La prima documentazione di un carro rappresentativo risale al 1482, quando a seguito dei festeggiamenti popolari per una pace tra i “Monti”, le quattro famiglie che governavano la città, furono allestite delle macchine per cortei.

Gli abitanti del rione di San Marco furono i primi a costruire un Chiocciolone in legno pitturato al naturale. Così, seguendo il loro esempio anche gli abitanti del rione di San Pietro ad Ovile, aventi come insegna un animale denominato giraffa, costruirono una macchina con la forma di un ibrido tra un cammello e un leopardo, tale “camelopardalis” (il reale aspetto della giraffa era conosciuto in tutta Europa solo tra i più eruditi).

Queste macchine, così grandi da poter contenere alcune persone al suo interno, venivano portate in giro per la città dagli abitanti dei rispettivi rioni con lo scopo di raccogliere denaro e vivande dai signori nobili, utilizzati poi per effettuare una festante cena nei propri quartieri.

 

Una comparsa tra le più significative e degne di menzione della nostra contrada, fu quella allestita per il corteo della magna e trionfante Festa et Chaccia del 15 agosto 1506 nella quale comparve un carro allegorico in legno a forma di animale ispirato al proprio emblema. 

Di rilievo fu anche la comparsa allestita il 15 Agosto 1546 per la Magnifica et Honorata Festa per la Madonna di Agosto, della quale è presente un’immagine su un dipinto di Vincenzo Rustici. Nella cacciata è rappresentato un carro a forma di ariete bianco con all’interno due guerrieri armati di lancia accompagnato ai lati da tre armigeri anch’essi forniti di lance.

Con gli anni le finalità dei carri allegorici mutarono, e non furono più simboli dalla funzione di fortezza o difesa, ma gli allestimenti rappresentarono episodi tratti dalla storia, dalla geografia e dalla mitologia ed abbinati alla rispettiva Contrada.

Dagli ultimi decenni del XVI secolo le contrade si distinsero per la fantasia con cui realizzavano suggestive “Inventioni” per mostrarsi alla città. Ogni contrada creava allestimenti di cortei mitologici con carri allegorici, non più da caccia, e venivano create e recitate composizioni poetiche e musicali con pubblicazioni di stampe.

Per la nostra contrada sono da ricordare: 2.7.1581 Friso et d’ Elle sopra il Monton d’oro – 6.8.1581 La Gioventù Tanagrea – 15.8.1581 Bacco e Giove in forma di Montone disceso dal cielo, la comparsa fu riconosciuta la più bella – 9.9.1685 Allegoria per i principi del Liechtenstein – 16.8.1757 Friso et d’ Elle sua Sorella sommersa nel mare – 17.4.1791 Festa dei Tebani in onore di Giove.